Da molti anni il sistema giudiziario italiano vive in una grave crisi di efficienza e di funzionalità, che viene percepita dal corpo sociale come perdita di credibilità della Giustizia e determina una sorta di divaricazione fra la società civile e le Istituzioni. Il ruolo fondamentale svolto dalla magistratura in questi decenni nella lotta al terrorismo, prima, ed alla criminalità organizzata, dopo, ha introdotto alcuni esponenti di questo ordine a ritenere che il potere giudiziario fosse qualcosa di superiore rispetto agli altri poteri dello Stato. Molti magistrati si sono sentiti in dovere, senza licenziarsi dal ruolo, di partecipare, attraverso il voto, alla carriera politica ed al potere legislativo, venendo meno a quella separazione dei poteri che è una delle garanzie essenziali della nostra Carta Costituzionale. Altri magistrati hanno cercato la notorietà attraverso la diffusione a mezzo stampa di inchieste che sarebbero risultate più serie, se avessero goduto del necessario riserbo; altri ancora hanno cercato di indirizzare il corso degli eventi politici attraverso  inchieste troppe volte forzate, o nei contenuti, o nei tempi, o nelle modalità di svolgimento.

Il compito dei Magistrati non è quello di commentare le Leggi o di intervenire nel dibattito pubblico, ma quello di applicare le Leggi per quelle che sono, né le associazioni di categoria o l’organo di autogoverno devono poter entrare nel campo delle decisioni di Governo e Parlamento. Se a tutto questo aggiungiamo gli interminabili tempi di durata sia dei processi penali che di quelli civili e l’assoluta mancanza di certezza della pena nelle cause penali, ci rendiamo conto di quanta ragione ci sia in chi diffida della giustizia italiana. In tali condizioni è indispensabile portare a compimento una riforma complessiva della giustizia che renda il giusto ruolo a questa istituzione e le ridia la credibilità che merita la maggior parte degli operatori di questa istituzione.

Il primo cambiamento necessario è un cambiamento culturale: la Magistratura deve riacquisire la consapevolezza di essere uno dei poteri dello Stato, paritario ed indipendente rispetto al Governo e al Parlamento e che, pertanto, non deve essere in competizione con gli altri poteri dello Stato. La separazione dei poteri, infatti, non è soltanto un requisito essenziale per tutelare l’indipendenza della Magistratura dalla Politica, ma anche per tutelare l’indipendenza della Politica dalla Magistratura. Per realizzare un sistema giudiziario efficiente occorre, oltre che la promulgazione di buone leggi, realizzare una seria organizzazione, connotata da una corretta distribuzione delle risorse sul territorio, schemi organizzativi efficaci, innovazione tecnologica, adeguamento degli organici e la riqualificazione del personale ausiliario, riorganizzazione e potenziamento della magistratura onoraria, creazione di strutture di supporto ai giudici, condizioni tutte indispensabili per dotarci di un sistema giudiziario moderno e adeguato alle esigenze sempre in movimento del Paese. Il miglior funzionamento della giustizia passa prima di tutto per una modifica ed un ampliamento dell’organico della magistratura, sia facendo svolgere i concorsi necessari per completare gli organici ed impedendo ai magistrati di ruolo di svolgere funzioni estranee all’attività forense; sia ampliando e migliorando l’organico della magistratura onoraria i cui requisiti di accesso devono essere modificati per favorire la partecipazione di avvocati con lunga attività professionale. L’inefficienza della giustizia civile mette a rischio la corretta tutela e l’attuazione dei diritti, impedisce lo sviluppo dei mercati finanziari, distorce il mercato del credito e dei prodotti, inibisce la nascita d’imprese o ne compromette la crescita, rende poco attrattivi gli investimenti. La lentezza dello svolgersi del processo civile indebolisce la minaccia dell’applicazione di sanzioni tempestive, costituisce un incentivo a disattendere gli impegni contrattuali e a porre in essere comportamenti opportunistici da parte dei debitori e finisce per influenzare la qualità del credito, aumentando i costi d’intermediazione e determinando la richiesta di maggiori garanzie ai debitori. Al fine della riduzione dei tempi di durata del processo civile è necessario da un lato favorire, anche da un punto di vista fiscale, gli accordi transattivi fra il debitore ed il creditore in modo da agevolare risoluzioni stragiudiziali delle vertenze civili con il duplice 42 effetto di ridurre il contenzioso civile e, quindi, di consentire la riduzione dei tempi di svolgimento dei procedimenti civili in cui sia impossibile addivenire ad una transazione, dall’altro lato è necessario riformare profondamente il processo civile ordinario eliminando tutte le attività di udienza che non siano di effettiva trattazione del processo. Il perdurante stato di crisi economica che ha visto profondi cambiamenti del mercato del lavoro e della legislazione relativa ai diritti dei lavoratori, impone la necessità politica ed istituzionale, di rilanciare la Giustizia del lavoro, sotto i profili di efficienza, di tempestività, di qualità nella risposta giurisdizionale. Uno degli ambiti più spinosi ed urgenti cui metter mano è certamente il diritto di famiglia, che sta risentendo grandemente delle modificazioni legislative che hanno introdotto la regolamentazione giuridica delle unioni civili e delle convivenze di fatto. Questo problema deve essere affrontato con attenzione, per evitare la duplicazione dell’istituto matrimoniale e l’introduzione di ulteriori elementi di destabilizzazione e depauperamento del corpo sociale. Il diritto penale, nel dibattito pubblico, è oggetto di forti polemiche più che di efficaci progetti di interventi correttivi. Prima ancora di procedere alle ipotesi di riforma del processo penale è necessario provvedere ad una rivisitazione della custodia cautelare in carcere: attualmente (secondo i dati del Ministero di Grazia e Giustizia) vi sono oltre 18.000 persone detenute in attesa di giudizio, di cui la metà in attesa ancora della sentenza di primo grado. L’abuso della carcerazione preventiva che, da strumento eccezionale è diventato un ordinario strumento per attenuare la possibilità di difesa dell’imputato, è ormai da considerarsi non più patologica ma fisiologica nel processo penale italiano, tanto da minare nella sostanza ancora più che nella forma la presunzione di non colpevolezza che dovrebbe essere alla base della struttura giuridica del processo penale. Prioritaria è la separazione delle carriere e delle funzioni fra magistratura giudicante e magistratura inquirente, con la riforma del Csm e la costituzione di organi di autogoverno indipendenti e con l’assoluta impossibilità di passare da una funzione all’altra durante la durata della carriera. Nel processo penale va resa effettiva la parità fra la Pubblica Accusa e la Difesa dell’Imputato e la piena attuazione della formazione della prova nel processo penale. In merito all’attività inquirente va ampliata la possibilità per l’indagato, soprattutto se incensurato, di addivenire ad una concordata applicazione della pena soprattutto durante la fase delle indagini preliminari. Dall’altro lato vanno resi effettivi i tempi di durata massima delle indagini sulla base del principio secondo cui nessuno può essere indagato oltre i tempi strettamente necessari per l’accertamento della sussistenza di elementi sufficienti alla richiesta di rinvio a giudizio. Infine, tema centrale nel dibattito politico-giudiziario è la questione della prescrizione. Sul punto è necessario ribadire che le insufficienze di organico, la lentezza del dibattimento e l’eccessiva durata delle indagini, sono i primi motivi per cui si rischia di cadere nella prescrizione dei reati. Proprio per questo non è possibile che la strada per evitare questo rischio possa passare per una riduzione dei diritti e delle garanzia dell’imputato, come da più parti si paventa.

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