Tratto da: Quando Rauti sceglieva l’Abruzzo di Gianfranco Colacito (04 Novembre 2012)

La morte di Pino Rauti rinnova i ricordi della sua significativa presenza nell’Aquilano, non solo come giornalista de Il Tempo, molti anni fa quotidiano tra i più letti in Abruzzo.

Rauti fu, come qualcuno lo definì nell’URSS, un “incendiario di anime” e uno storico rappresentante dell’ideologia della destra italiana, sotto molti aspetti estremista e irriducibile, benché differente da quella storica di Giorgio Almirante. Il leader colto, intelligente e ricco di idee sicuramente innovative, padre della moglie del sindaco di Roma Alemanno, fu anche arrestato e processato in relazione ad atti terroristici, ma sempre completamente assolto. Se c’era un disegno per farne un capro espiatorio, è sempre fallito.

Tra le sue “trovate”, quella dei Campi Hobbit, raduni di giovani di destra dedicati, oltre che al dibattito, anche all’arte, alla musica, al mondo dei fumetti e a un certo tipo di letteratura. Una innovazione clamorosa, un’uscita dalla noia dei dibattiti politici e solo ideologici, con guizzi verso altri modi di pensare, altri valori, altre idee ben più spaziose e rutilanti.
Ispiratore era, infatti, il grande scrittore inglese Tolkien, quello del “Signore degli anelli”, dalla fantasia creativa visionaria, ricca, suggestiva.
I raduni progettati e inventati da Pino Rauti e da altri esponenti della sua area politica furono chiamati Hobbit, coniglio, proprio dal mondo di Tolkien.
I Campi Hobbit furono almeno quattro dalla fine degli anni Settanta. Due si tennero in Abruzzo, nel 1978 a Fonte Romana, nel 1980 a Castel Camponeschi, il villaggio fortezza di Prata d’Ansidonia, uno dei luoghi più suggestivi (e trascurati, naturalmente, dalle “menti” turistiche aquilane e abruzzesi) del comprensorio aquilano. Un luogo che, da solo, potrebbe bastare a individuare una meta turistica da offrire a comitive e tour di visitatori. Invece niente di niente. Ma Rauti e i suoi avevano compreso che il luogo era particolare e adatto ai loro campi, raduni di personaggi non solo italiani della destra nata dai più effervescenti ideologi.
Nel 1977, Pino Rauti si orientò verso il mondo giovanile, gran parte del quale, nell’estrema destra, vedeva nel PCI e nell’area di sinistra dei nemici, più che degli avversari. In un contesto violento e minaccioso, nasce il fenomeno, ispirato dall’ambiente rautiano, dei Campi Hobbit e della cosiddetta Nuova Destra. Su La voce della fogna, il giornale satirico e autoironico fondato da Marco Tarchi, nell’aprile del 1977 viene dato l’annuncio. I “campi” erano sempre stati una costante. Già negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale, si ricordano i campi estivi coordinati, con stile militaresco dall’allora responsabile della Giovane Italia, Roberto Mieville. I “Campi scuola” del Fronte della Gioventù e del Fuan erano un appuntamento annuale e molti dei partecipanti al primo Campo Hobbit li avevano già frequentati. A Prata d’Ansidonia, nel campo più importante, quello del 1980, giunsero centinaia di giovani e meno giovani da tutta Italia e dall’Europa.
La Digos dell’Aquila organizzò e svolse attentissimi servizi di sorveglianza e osservazione. Nel campo non avvenne mai nulla di preoccupante, se non un via vai di personaggi che, a giudizio della Digos, erano da tenere d’occhio: giorni di attenzione, curiosità e di tensione nella politica aquilana, ma non accadde nulla di importante. Voci ne circolarono tante, forse esagerate e fantasiose ma, dati i tempi, in qualche modo verosimili. Lo stragismo dilagava, il terrorismo di destra veniva additato. Il cronista , a campo finito, perlustrò Castel Camponeschi a trovò qualche traccia interessante. Per esempio dei biglietti ferroviaria acquistati in Francia, destinazione Roma.

Si diceva che al Campo Hobbit di Prata era comparso anche un celebre terrorista francese di origine italiana, ben noto a polizie e servizi segreti. Nessuno ha mai saputo, oppure non è mai trapelato, se quel personaggio c’era o non c’era, al Campo Hobbit di Prata. Sicuramente, arresti e fermi non ce ne furono, o almeno ai giornalisti non vennero rivelati.

(Sicuramente si era esibito il  francese Jack Marchal con il suo album “Science et Violence”. Ndr )

Come tante altre cose in quell’Italia delle trame, delle bombe, dei misteri e dei personaggi equivoci che apparivano sugli scenari di un periodo difficile.

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