Il 4 marzo si torna finalmente a votare: dopo quasi sette anni di Governi non eletti dal Popolo, ora potremo liberamente scegliere chi mettere alla guida del nostra Nazione.

Il centrodestra, che si era diviso nel 2011 dopo le dimissioni di Berlusconi, ha ritrovato la sua unità prima nella sfi da referendaria contro la Riforma costituzionale di Renzi e poi nella mobilitazione contro la Legge sullo Ius Soli. Questo signifi ca che possiamo vincere queste elezioni e salvare l’Italia dal PD di Matteo Renzi e dal Movimento 5 Stelle.

Il Partito Democratico rappresenta la sintesi politica dei mali che affliggono l’Italia: insieme a tutti i partiti del centrosinistra – sia alleati che nemici di Renzi –  sono i profeti dell’immigrazionismo, quella ideologia cosmopolita che vede l’immigrazione come una cosa sempre positiva e vuole accogliere tutti i clandestini sbarcati in Italia.

Sono gli euro-entusiasti che credono che i problemi della nostra Nazione possano essere affrontati solo aumentando la nostra dipendenza da Bruxelles, fino a costruire gli “Stati Uniti d’Europa”.

Sono gli amanti della Globalizzazione senza freni, che rifiutano ogni politica di protezione del Made in Italy dal potere devastante delle multinazionali e della finanza internazionale.

Sono i nemici della Famiglia tradizionale e della Vita, che oggi ostentano Emma Bonino come una icona e che nella legislatura appena conclusa ci hanno regalato le leggi sui matrimoni gay e sul testamento  biologico. Il PD, in particolare, difende la Legge Fornero e ha la responsabilità del  Jobs Act, provvedimenti che hanno colpito i lavoratori senza per questo liberare gli imprenditori dai veri problemi del peso delle tasse, dei vincoli della burocrazia e delle vessazioni di Equitalia. Votare questi signori significa essere certi che l’Italia sarà sempre più una colonia sottomessa, impoverita e invasa.

Il Movimento 5 Stelle incarna invece l’estremo degrado dell’anti-politica: l’incompetenza elevata a sistema, la mancanza di qualsiasi visione strategica per governare l’Italia, l’opportunismo demagogico su ogni problema cruciale. Sui temi dell’Europa, della Globalizzazione e dell’immigrazioni ripetono ormai luoghi comuni privi di senso, mentre il loro programma appare un collage di tutto e del contrario di tutto. La faccia e le parole vuote di Luigi Di Maio riflettono a livello nazionale il drammatico fallimento amministrativo di Virginia Raggi e di Chiara Appendino. Parlano di onestà e trasparenza, ma non sanno fare chiarezza sul sistema di potere e di interessi che ruota attorno ad un’impresa privata come la Casaleggio Associati.

Se non vogliamo che l’Italia di domani cada in rovina come sta accadendo alla nostra Capitale, dobbiamo rimandare Beppe Grillo e la sua creatura in quel mondo della satira umoristica da cui sono venuti, offrendo ai loro elettori alternative credibili per cambiare l’Italia.

Il Centrodestra è l’unica speranza per l’Italia. L’alleanza tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Lega di Salvini, estesa ad altre forze politiche di centro e di destra, può vincere le elezioni e formare un Governo finalmente scelto dai cittadini. Il program- ma del nostro schieramento prende degli impegni molto chiari: blocco dei flussi  migratori ed espulsione del milione di clandestini che oggi vive in Italia; revisione di tutti i trattati europei e recupero della Sovranità nazionale nei confronti di Bruxelles; protezione del Made in Italy e del lavoro italiano nell’economia globalizzata; investimenti e sviluppo del sistema delle imprese per rilanciare l’economia italiana e la piena occupazione; revisione della Legge Fornero per difendere il diritto alla pensione; abbassamento delle tasse fino a raggiungere la Flat Tax e il quoziente familiare;  impegno per la sicurezza del cittadino e diritto alla legittima difesa; salvaguardia dei valori della vita, della famiglia e della natalità. Questa è la strada per salvare la nostra Nazione dalla crisi e dal declino.

Ma questo non basta. I nostalgici dei Governi tecnici e di larghe intese, attraverso i principali media, spingono affinché nessun schieramento conquisti la maggioranza in Parlamento, in modo da aprire la strada ad un nuovo accordo tra Forza Italia e Partito Democratico. Questo sarebbe un disastro: governi che nascono da inciuci di Palazzo diventano sempre strumenti dei poteri forti e referenti dei forze anti-nazionali.

L’unico modo per stroncare queste tentazioni è quello di far prevalere all’interno del centrodestra le liste della “Lega per Salvini Premier”.

La Lega è sempre stata all’opposizione contro i governi tecnici e di larghe intese che si sono susseguiti dal 2011 fino ad oggi.

È stata l’unico partito di centrodestra a votare contro il Fiscal Compact (il peggiore trattato europeo che distrugge la  nostra economia) e contro la Legge Fornero.

Nel nostro schieramento nessuna altra comunità politica può vantare questa nettezza di percorso.

In più Matteo Salvini ha avuto il coraggio di attuare una vera e propria rivoluzione politica. Ereditata da Bossi e da Maroni una “Lega Nord” ormai al collasso, ridotta al 4% e colpita dagli scandali, ha saputo rigenerarla, spostandola sempre più dalle vecchie posizioni secessioniste a quelle della difesa della sovranità e della identità nazionale. Il compimento di questa trasformazione è avvenuta con la cancellazione delle parole “Nord” e “Padania” dal simbolo e dall’annuncio della nascita della “Lega per Salvini Premier” con la definitiva cancellazione di ogni richiamo alla secessione (nei fatti già da tempo abdicata in favore di un condivisibile federalismo perseguito con normali metodi democratici).

Lo slogan “PRIMA IL NORD” è stato cancellato per fare posto a “PRIMA GLI ITALIANI”.

La “Lega per Salvini Premier” è un’aggregazione politica che difende più di ogni altra la Sovranità nazionale e le autonomie locali, i nostri confini dall’invasione degli immigrati, la nostra economia dai diktat di Bruxelles e il nostro lavoro dalla concorrenza sleale creata da una Globalizzazione senza freni. È il difensore più deciso dell’identità culturale degli italiani, dei valori tradizionali, della sicurezza contro la criminalità e il terrorismo fondamentalista.

La Lega garantisce anche il Sud, non con l’assistenzialismo della vecchia partitocrazia, ma dando alle regioni meridionali quell’autonomia necessaria per uno sviluppo fondato sulla propria identità e sulle proprie potenzialità.

Questa trasformazione non è frutto di un’invenzione elettorale, ma di un percorso difficile e anche doloroso che è stato scandito a partire dalle elezioni europee del 2014, attraverso congressi, lacerazioni interne e nuove aggregazioni.

Matteo Salvini e la sua classe dirigente hanno testimoniato questa trasformazione percorrendo in lungo e in largo tutta la nostra Penisola, schierandosi a fianco delle popolazioni meridionali su tante battaglie sociali e territoriali, facendo eleggere centinaia di consiglieri comunali in tutta Italia.

Che Salvini venga percepito dai poteri forti come il principale ostacolo alle larghe intese e come il nemico assoluto del “politicamente corretto” lo si vede dal processo di quotidiana demonizzazione a cui viene sottoposto dai media e dalle forze politiche avversarie. Saviano e la Boldrini sono giunti ad indicarlo come il “mandante morale” del folle che a Macerata ha sparato a caso contro gli immigrati.

La Merkel e Junker hanno chiesto a Berlusconi garanzie sull’esclusione del leader leghista da ogni futuro governo. Sono necessarie altre contro-prove?

Tutto questo ha fatto sì che sotto le insegne della nuova Lega si ritrovassero non solo i militanti leghisti e quelli di “Noi con Salvini”, ma una vasta aggregazione di forze politiche e sociali, di donne e uomini liberi.

Nelle liste della Lega troviamo Alberto Bagnai, il più famoso tra gli economisti che portano avanti la critica all’ideologia neo-liberista perseguita dall’UE, gli esponenti del Partito Liberale Italiano con le sue forti radici risorgimentali e del Partito Sardo d’Azione, i dirigenti del sindacato di destra UGL e dei sindacati di polizia, esponenti politici provenienti da tutti i partiti del centrodestra.

E ci siamo anche noi del Movimento Nazionale per la Sovranità.

Il nostro Movimento, nato meno di un anno fa dalla confluenza di molte esperienze politiche provenienti dal mondo della Destra, ha compiuto fin dal suo Congresso di fondazione una chiara scelta sovranista, come testimoniato dal nome stesso. Oggi giunge all’approdo di questo percorso schierando 11 candidati nelle liste elettorali della Lega, il maggior numero di candidati ottenuti

in questa aggregazione da una formazione esterna. È la migliore premessa per la nascita, dopo le elezioni, di un Partito sovranista che abbia non solo le idee ma anche una partecipazione organizzata adeguata agli ambiziosi obiettivi che Matteo Salvini si è posto.

È naturale che la Destra nazionale e popolare approdi nelle liste leghiste. Chi crede nella Nazione non può non schierarsi con chi rivendica con più forza la Sovranità nazionale e popolare, chi è di Destra non può non combattere contro ogni tentazione di “inciucio” con la Sinistra.

Anche la scelta a favore delle autonomie locali e del federalismo fa parte del bagaglio culturale di una Destra che crede nelle identità e nelle appartenenze comunitarie, nella sussidiarietà, nell’Italia dei “mille campanili”. “La grande patria si fonda sulle piccole patrie”.

IL MOVIMENTO NAZIONALE PER LA SOVRANITÀ INVITA TUTTI GLI ITALIANI CHE VOGLIONO ESSERE “PADRONI A CASA NOSTRA” A VOTARE LA “LEGA PER SALVINI PREMIER”

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