I professionisti tecnici abruzzesi sono di fatto massacrati nella loro professionalità con la delibera di giunta della Regione Abruzzo GR 728 dell’11/11/2014 in cui viene previsto un tetto massimo del 3% delle parcelle rispetto al costo dell’opera pubblica.

Di fatto annullando la dignità di Architetti e Ingegneri, già vittime di una profonda crisi economica.

Nonostante l’art. 36 della Costituzione reciti “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”; nonostante l’art. 1, commi 487-488 della Legge n.205/2017 abbiano stabilito il principio dell’Equo compenso, lo stesso Stato in più occasioni calpesta, attraverso leggi e sentenze, la dignità delle professioni tecniche che oggi vivono il periodo più buio della storia della nostra Repubblica.

Il 27% degli architetti ed ingegneri italiani vive sotto la soglia della povertà (fonte Bilancio Consuntivo 2013 Inarcassa).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la recente sentenza (n. 14293 del 04/06/2018) della II sezione civile della Corte di Cassazione che di fatto legittima la delibera di giunta della Regione Abruzzo GR 728 dell’11/11/2014 in cui viene previsto un tetto massimo del 3% delle parcelle rispetto al costo dell’opera pubblica. Nonostante tutto questo si continua a distruggere un tessuto economico costituito da centinaia di migliaia di professionisti che con immane fatica e sovrumana tenacia cercano di andare avanti.
Come liberi professionisti e cittadini italiani siamo indignati, questa sentenza è solo l’ultimo dei granvi affronti che i liberi professionisti italiani hanno subito negli ultimi anni.

Alla luce di questa premessa noi liberi professionisti italiani chiediamo al Ministero dello Sviluppo Economico di intervenire con urgenza per mettere fine a quella che di fatto rappresenta un attacco alla sopravvivenza di una grande categoria professionale.

Per questo chiediamo di:

1) pervenire nel più breve tempo possibile alla pubblicazione dei decreti attuativi che stabiliscano parametri certi e dignitosi da aggiornare ogni due anni in accordo con gli Ordini Professionali e le associazioni di categoria;

2) attuare con carattere di urgenza forme di sostegno e tutela alla libera professione: da un regime fiscale più equo, alla possibilità di sgravi fiscali, fino al sostegno alla maternità, alla malattia, agli infortuni e ai figli disabili oggi completamente a carico delle casse previdenziali private che devono sottostare ai rigidi parametri della Legge Fornero.

3) all’istituzione di un osservatorio nazionale che vigili sul rispetto delle tariffe minime e sanzioni le amministrazioni che osino indire bandi sotto soglia.

E’ fondamentale che si intervenga il prima possibile, sostenere i liberi professionisti italiani vuol dire aiutare a far ripartire un settore strategico del nostro paese. Facciamolo subito prima che sia troppo tardi!

Tratto da: Avazz

 

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