Il Movimento Nazionale per la Sovranità esiste da poco più di un anno. In questo breve lasso di tempo è riuscito a costruire una presenza su quasi tutto il territorio nazionale, ad organizzare centinaia di manifestazioni, due cortei nazionali e a candidare i suoi militanti in numerose prove elettorali. Fin dal Congresso di fondazione nel febbraio 2017 due erano gli obiettivi del Movimento: offrire una casa comune a tutte le anime della destra dispersa, contribuire a costruire il Polo Sovranista nello scenario politico italiano.

L’evoluzione del quadro politico ha fino ad ora messo a nudo da un lato la grande difficoltà di ricostruire l’unità della destra italiana dopo le divisioni e i conflitti seguiti alla diaspora di Alleanza Nazionale (e qui ci si sofferma su un dato oggettivo, senza attribuire meriti o colpe ad alcuno), dall’altro ha segnato per la prima volta un deciso cambio di marcia nel centrodestra tanto in tema di leadership quanto di contenuti. Matteo Salvini ha nettamente prevalso nel confronto interno alla coalizione sancito dal risultato delle elezioni politiche ed ha soprattutto spostato il baricentro della stessa verso quel “sovranismo” che si sta affermando come una realtà politica in ogni parte del mondo.

Si tratta di un risultato a cui il MNS ha contribuito con il proprio impegno politico ed elettorale, ma che va valutato con realismo e con la consapevolezza dei grandi problemi che devono essere superati.

Se la bandiera del Sovranismo italiano è stata impugnata dalla Lega di Matteo Salvini, molto deve essere ancora fatto per articolare questo messaggio in una forma politico-organizzativa in grado di parlare a tutti gli Italiani. Chiusa la pagina delle vecchie posizioni antinazionali e secessioniste (e opportunamente tolta la denominazione Nord dal simbolo), deve prevalere in modo definitivo il riconoscimento del valore politico centrale della comune identità nazionale e della sovranità popolare degli Italiani.

Pensando a questa prospettiva il Movimento Nazionale per la Sovranità ha cercato di intraprendere la strada di un confronto costruttivo e di un’alleanza elettorale con la Lega ed un sostegno della stessa nelle recenti elezioni politiche. Ad oggi è difficile dire che ci sia venuto un riconoscimento pieno da quest’esperienza: abbiamo sì eletto un senatore ed abbiamo contribuito per la nostra parte al successo elettorale di Salvini candidando una decina di nostri uomini e donne all’interno delle sue liste o talvolta in collegi uninominali. Ma questo è avvenuto solo in cinque regioni e tutte del Centro-Sud, mentre molti altri territori devono ancora essere coinvolti e valorizzati. Su questo bisognerà necessariamente lavorare ancora e in profondità, per giungere ad un accordo chiaro e leale sul percorso da intraprendere per costruire insieme il Polo Sovranista ed Identitario.

Ciò detto, va valutato l’impatto di queste evoluzioni sul quadro politico generale. Innanzitutto la spinta della Lega non è stata sufficiente a far raggiungere al nostro schieramento la maggioranza assoluta dei parlamentari, imponendo una defaticante trattativa per i nuovi assetti istituzionali con l’altro vincitore di queste elezioni, il Movimento 5 Stelle. Non è un caso che oggi l’Italia risulti spezzata a metà dal risultato elettorale: il centrodestra che prevale al Nord, l’M5S che dilaga al Sud. Basta scorrere il programma elettorale del centrodestra per constatare la mancanza di una forte ed efficace proposta programmatica per il Sud. Permane quindi un problema di rappresentanza politica del centrodestra concentrato soprattutto nel Meridione, che era invece la principale area di egemonia elettorale di Alleanza Nazionale.

Questo non significa che il Movimento possa rinunciare ad avere un ruolo politico nelle regioni del Nord. Come in passato non credevamo alla legittimità politica di una “Lega Nord”, tantomeno oggi possiamo aspirare ad essere una sorta di “Lega Sud”. In più siamo consapevoli che oltre ad una “questione meridionale” in Italia esiste anche una “questione settentrionale” che deve essere positivamente risolta nel quadro dell’Unità nazionale. Nei ceti produttivi del Nord c’è una profonda frustrazione che nasce dalla consapevolezza di essere uno dei principali motori di sviluppo in Europa, che però non può competere ad armi pari con le aree industriali degli altri paesi membri. Inoltre la crisi economica ha aumentato anche nel Settentrione le aree in ritardo di sviluppo, che spesso risultano ancora più abbandonate a se stesse di quelle del Sud.

In sintesi non crediamo che la Lega possa da sola ricostruire il centrodestra, a Sud come a Nord, soprattutto perché la sua proposta politico-culturale mostra ancora un’insufficiente valorizzazione dei temi legati allo Stato-Nazione, che non è solo una necessità per difendere la sicurezza dei cittadini, combattere l’immigrazione clandestina e garantire gli interessi degli italiani in Europa e nella Globalizzazione. Lo Stato-Nazione, concepito senza derive centraliste, è un potente strumento per generare lavoro, diritti sociali e sviluppo economico in tutti i territori e a favore di tutti gli strati sociali.

Infine il MNS crede che tutti i movimenti politici accusino, in questa fase, una marcata indeterminatezza come forma-partito. Il Movimento 5 Stelle è in bilico tra il dirigismo tecnocratico della piattaforma Rousseau e l’assemblearismo web delle “parlamentarie”. Il Partito Democratico, come Forza Italia, sconta i limiti del partito personale dominato da “cerchi magici”. La Lega al Nord proviene da una struttura molto chiusa e selettiva, mentre ha aggregato il proprio personale politico nel Sud in base a cooptazioni personali ed ora non è chiaro come intenda procedere per trasformarsi definitivamente in partito su base nazionale.  La forma-partito, per il MNS, non è solo un problema organizzativo: si tratta di trovare una strada per ricostruire in termini nuovi la democrazia interna dei partiti, la loro capacità di aggregare nella società civile e di selezionare in chiave meritocratica e partecipativa la propria classe dirigente. In altri termini su questo si gioca il destino della rappresentanza politica in Italia, reso ancora più oscuro da una serie di leggi elettorali farraginose e basate su liste bloccate.

Tutte queste considerazioni ci spingono a dare nuovo impulso all’esperienza politica del Movimento Nazionale per la Sovranità, che pur mantenendo un saldo rapporto con la premiership di Matteo Salvini, non può essere concepito come una sorta di punto di transito verso la Lega.

L’MNS può portare un proprio contributo specifico in termini culturali e programmatici valorizzando le istanze di Unità nazionale non solo dal punto di vista istituzionale ma soprattutto sul versante sociale ed economico, recuperando il ruolo dello Stato-Nazione – in forma non centralista, ma federale e presidenzialista – come presidio dei diritti sociali di tutti gli Italiani e come strumento fondamentale della democrazia economica.

Anche dal punto di vista organizzativo il nostro Movimento, che nasce dalla fusione dal basso di molteplici esperienze politiche, non può non basarsi su di un modello di partito fondato sull’apertura, la trasparenza e la democrazia interna. Le tentazioni dell’antipolitica in Italia si vincono solo rifondando movimenti politici radicati sul territorio, capaci di rappresentare la società civile, senza distorsioni verticistiche e personalistiche.

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