Secondo quanto apprendiamo, due anni fa il prezzo del latte era di 1,20 euro al litro, l’anno scorso di 85 centesimi, oggi è sceso a 60 centesimi (44 quello di capra).

Il problema dipende a quanto pare in prima istanza dalle oscillazioni del prezzo del pecorino romano (in cui confluisce il 60% della produzione di latte ovocaprino), e in seconda istanza dalle importazioni di latte estero a buon mercato per la lavorazione casearia in Sardegna.

Questo è uno dei classici casi su cui si misurerebbe la differenza tra politiche liberalcapitaliste (e globaliste) e politiche sovraniste (e socialcomunitariste).

Lasciar fare al mercato significa tre cose:

1) lasciar dispiegare oscillazioni dei prezzi incontrollate e potenzialmente molto rilevanti (qui di oltre il 100% su due anni);

2) avviare una competizione al massimo ribasso tra produttori;

3) ridurre tendenzialmente il numero dei produttori e concentrare la produzione in pochi paesi.

Tutte e tre queste dinamiche sono caratteristiche del liberismo e della globalizzazione economica. Il correttivo non è l’abolizione del mercato o degli scambi internazionali, ma semplicemente l’esercizio di supervisione, controllo e mediazione da parte dello Stato, nel nome dell’interesse nazionale, della qualità dei prodotti e delle condizioni del lavoro.

Invitiamo tutti i cittadini ad esporre un lenzuolo bianco per solidarietà con i pastori sardi in lotta per i loro diritti calpestati e per richiamare lo Stato ad operare, nell’interesse pubblico, da mediatore e moderatore degli squilibri che il mercato inesorabilmente crea.

PER IL  MOVIMENTO NAZIONALE PER LA SOVRANITÀ

Paolo Damiano

Comunità di Guardiagrele – Chieti

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here