“Ti sarai accorto, con la tua sensibilità di artista, che la bellezza della Città, non è insita soltanto nelle piazze, nelle strade, nelle case, ma nel modo in cui i loro abitanti le percepiscono, le declinano, le vivono. E per questo che ovunque andrai dovrai avere una responsabilità Politica nei confronti della Bellezza”. (S. Zecchi, L’incantesimo)

Rilanciare la tematica ambientale – anche con il supporto dell’associazionismo diffuso – nel nostro mondo politico e culturale è necessario per non lasciare alle sinistre, alle burocrazie europee ed alla logica del “non fare” e dei “divieti” campo libero nel gestire un aspetto chiave della nostra essenza e del futuro del nostro bel paese. Andare oltre l’ambiente inteso come “Bene Comune” per trasformarlo in “Bene Comunità”.

L’ambientalismo può essere, infatti, un linguaggio per riscoprire l’identità del territorio e deve essere declinato in una “logica del movimentismo laborioso”, che coniughi la salvaguardia della natura con la realizzazione di infrastrutture a beneficio della Comunità. La “questione ambientale” non deve essere privilegio di una élite ma una questione nazionale, un movimento sociale e di popolo proiettato non solo alla difesa del patrimonio naturale ma anche di quello artistico-monumentale. Ovvero deve preoccuparsi al contempo della riduzione dei consumi energetici – per preservarci dai cambiamenti climatici – e della gestione di quel 50% di patrimonio artistico-culturale che secondo l’Unesco è conservato in Italia. La “questione ambientale”, declinata da un movimento sovranista nazionale, deve sollecitare la speranza di futuro e di autentico benessere di tutto un Popolo trasformando in azione il precetto costituzionale “La Repubblica tutela il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione” (art. 9).

Il nostro Movimento deve essere sempre pronto a “sporcarsi le mani” in azioni dirette di volontariato per salvaguardare i beni ambientali e paesaggistici. 51 Un esempio di questo ambientalismo rigenerato è Enzo Maiorca: le sue battaglie contro la deturpazione chimica di Priolo – un lembo di Grecia Antica nella Sicilia Orientale, intossicato da fumi irrespirabili – contro lo scarico in mare di materiali chimici, contro l’erosione delle coste devono diventare stimolo per un movimento nazionale e sovranista che deve ripartire dalla bellezza del proprio territorio. Oggi più che mai la tematica ambientale nel nostro bellissimo e fragile Paese si interseca con la difesa del territorio, con l’attività di prevenzione rispetto alle calamità naturali e con il contrasto al dissesto idrogeologico, di cui abbiamo già parlato. Si dovrà procedere alla bonifica dei siti contaminati di interesse nazionale, a cominciare dalla cosiddetta “Terra dei fuochi”. Ambientalismo è prevedere una rivisitazione delle politiche energetiche nazionali.

Utilizzare energie alternative quali il fotovoltaico e l’eolico non è solo un dovere nei confronti dell’ambiente, ma una vera opportunità per l’Italia attraverso la quale creare lavoro e liberare il Paese dalla dipendenza energetica dall’Estero. Occorre sul punto prevedere non solo specifici incentivi per i privati cittadini ma soprattutto un piano nazionale che faccia diventare i singoli Municipi esempi green per la cittadinanza.

Sulle politiche energetiche deve richiamarsi l’esperienza del Referendum sulle trivelle dell’aprile 2016, che, pur non avendo raggiunto il quorum necessario, ha visto la grande partecipazione e mobilitazione di un ambiente identitario che chiedeva e chiede che l’Italia salvaguardi la ricchezza del proprio mare senza subire il gioco delle multinazionali del petrolio. Quel Popolo merita una rappresentanza e noi dobbiamo essere all’altezza di questa responsabilità. Ambientalismo è rilancio dell’agricoltura e del nostro immenso patrimonio agroalimentare.

La storia dimostra che le battaglie identitarie condotte dalla destra politica ad esempio sul tema degli Ogm sono la via maestra per fare valere le peculiarità e gli interessi dell’Italia.

Incentivare l’agricoltura dal Nord al Sud del Paese per salvaguardare l’ambiente e creare economia vera, sana, duratura. Negli ultimi anni agricoltura e pesca sono state sacrificate sull’altare di logiche europee incomprensibili ed ingiuste che hanno pregiudicato la nostra produzione in favore di “quote” e di veti insopportabili. Un movimento nazionale e sovranista deve ribellarsi a questo sistema a tutela degli agricoltori e dei pescatori italiani e di un territorio unico la Mondo. Ambientalismo è rigenerazione urbana.

Intere aree del nostro Paese sono sfregiate da insediamenti industriali ormai dismessi frutto di logiche di crescita sbagliate ed oramai superate. Spesso queste immagini stridono con la bellezza estrema del paesaggio in cui sono inserite. Rigenerare queste aree, nel pieno rispetto dell’ambiente e del territorio, è un dovere ed un’opportunità unica per creare lavoro vero e stabile e per esaltare l’unicità del nostro Paese, valorizzandolo in chiave culturale e turistica. L’ambientalismo mette in moto il turismo, la cultura, le tradizioni, la bellezza. Non una voce di spesa ma un volano di ricchezza materiale e spirituale che l’Italia può e deve azionare per rimettersi in cammino.

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