Per l’agricoltura e le aree rurali abruzzesi, le prospettive di crescita e di sviluppo si
intrecciano inevitabilmente con europea, perché le dinamiche globali esogene, e non governabili, impattano su un insieme di limiti strutturali storici, quali la ridotta dimensione aziendale, l’invecchiamento degli addetti, la debolezza organizzativa, il ritardo tecnologico, ecc.., che rendono più problematici i necessari processi di adattamento.
In questo quadro, l’instabilità dei mercati e l’accentuata volatilità dei prezzi, la continua crescita del potere asimmetrico lungo le Grande Distribuzione Organizzata, la competizione nell’uso del suolo da forme di utilizzo per la produzione di energia che vanno ad affiancarsi alla storica concorrenza dell’uso urbanistico e infrastrutturale l’ampia diffusione delle frodi e delle contraffazioni alimentari, sono tutti fattori che costituisco elementi di ulteriore rischio per gli equilibri economico-sociali delle imprese agricole abruzzesi, minando in modo preoccupante la loro capacità di stare sul mercato e, soprattutto, la possibilità di poter
cogliere le tante opportunità connesse alle nuove domande che i cittadini rivolgono, oggi, all’agricoltura e alle aree rurali.

I temi della salute, del cambiamento climatico e dell’ambiente, del degrado dei
territori e del paesaggio, della perdita di biodiversità, del consumo di risorse naturali,
dell’abbandono delle culture e delle tradizioni rurali costituiscono fonte di preoccupazione
e di attenzione crescenti che si trasformano in bisogni impellenti per la cui soddisfazione il
ruolo dell’agricoltura e delle aree rurali diventano fondamentali e strategici, aprendo, così,
nuovi percorsi di creazione di valore e di sviluppo sostenibile.
Le nuove sensibilità dei cittadini-consumatori verso la molteplicità di tematiche,
appena richiamate, che si incrociano con le dinamiche dell’agricoltura e delle aree rurali,
hanno determinato le condizioni per l’affermazione, fra le altre cose, di modelli di
comportamenti di acquisto e di consumo alimentare significativamente diversi rispetto ai
due ultimi decenni del secolo scorso.

Il cittadino-consumatore di oggi apprezza stili di vita improntati alla condanna degli
sprechi, alla sostenibilità ambientale, a privilegiare prodotti a marchio che s
per una maggiore attenzione alla dimensione etica e valoriale e che forniscono
informazioni sull’origine della materia prima e sulla distanza dei luoghi di produzione.

Il cittadino – consumatore di oggi apprezza stili di vita improntati alla condanna degli sprechi, alla sostenibilità ambientale, a privilegiare prodotti a marchio che s
per una maggiore attenzione alla dimensione etica e valoriale e che forniscono
informazioni sull’origine della materia prima e sulla distanza dei luoghi di produzione.

Modelli di comportamento e stili di vita che neppure gli ultimi fenomeni di crisi economica
internazionale, e gli effetti sull’agro-alimentare, sembrano aver indotto il consumatore a
rinunciarvi.

Nell’ambito di queste tendenze si è venuto affermando, negli ultimi anni, un
modello di comportamento di acquisto e di consumo, definito “critico e responsabile”, nel
consumatore attribuisce alle sue scelte economiche una valenza diversa rispetto al vecchio modello di cliente-consumatore. Per questa nuova figura, il concetto di qualità di beni e servizi assume significati nuovi e include anche il costo sociale associato alla produzione, alla distribuzione e al consumo del bene, la qualità etica e l’orientamento alla responsabilità sociale dell’impresa produttrice.

Per creare un contesto istituzionale che consenta all’agricoltura e alle aree rurali di
rispondere ai bisogni derivanti dai cambiamenti di scenario e di poter assumere il ridefinito ruolo sociale, l’UE ha profondamente riformato la Politica Agricola Comunitaria (PAC),
ridisegnando obiettivi e strumenti, che prefigurano un “Modello Agricolo Europeo”
fortemente centrato sulla “multifunzionalità” e sulla “responsabilità” sociale delle imprese
l’agricoltura e alle aree rurali di rispondere ai bisogni derivanti dai cambiamenti di scenario e di poter assumere il ridefinito ruolo sociale, l’UE ha profondamente riformato la Politica Agricola Comunitaria (PAC),  e prefigurano un “Modello Agricolo Europeo” fortemente centrato sulla “multifunzionalità” e sulla “responsabilità” sociale delle imprese agricole.

In tale modello, il futuro economico-sociale delle imprese agricole è strategicamente ancorato alla loro capacità di produrre congiuntamente cibo di qualità, per il mercato, e “beni pubblici”, per i cittadini, ovvero alla loro capacità di essere, appunto, multifunzionali e socialmente responsabili.

In sostanza, nel Modello Agricolo europeo, l’impresa agricola diventa un soggetto
sociale che assume come riferimento il mercato concorrenziale e,  diventa un soggetto
sociale che assume come riferimento il mercato concorrenziale e,  contestualmente, un insieme complesso di valori immateriali, non scambiabili commercialmente, ma a cui i cittadini-consumatori attribuiscono un’importanza crescente per uno sviluppo socialmente responsabile (la salute e il benessere dei cittadini, la tutela delle risorse naturali, la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, la biodiversità, il presidio e la tutela del territorio, la lotta ai cambiamenti climatici, la valorizzazione delle tradizioni e delle culture rurali, ecc..).

Se questo è il modello di sviluppo competitivo dell’agricoltura e delle aree rurali
verso cui spinge la società e l’UE, i percorsi di modernizzazione e di adattamento resiliente
tamento alle sollecitazioni esterne senza perdere i caratteri identitari) delle imprese
devono contemplare, fra le altre cose, anche una strategia produttiva, commerciale e
organizzativa che sia in grado di trasformare la produzione di “beni pubblici” (la
multifunzionalità) in occasione di business economico, ovvero la capacità di internalizzare
nel mercato i valori immateriali generati.
Si tratta, in sostanza, di ridefinire i percorsi di creazione di valore da parte dell’impresa agricola multifunzionale e socialmente responsabile, i meccanismi di governance  delle filiere, le forme di commercializzazione basate su rapporti diretti impresa- cittadini e le modalità di relazioni imprese-istituzioni.

Considerati i limiti strutturali, tecnologici e organizzativi dell’agricoltura e delle
aree rurali regionali, gli interrogativi che la scrivente Organizzazione si è posto sono stati:

a) quale può essere il modello competitivo più efficace per dare un futuro
sostenibile alle imprese agricole abruzzesi?

b) Quali percorsi innovativi bisogna costruire per cercare di trasformare in valore
economico le opportunità connesse ai nuovi bisogni immateriali dei consumatori?

c) Come aiutare le imprese a riposizionarsi competitivamente in un quadro di
vincoli e di complessità sempre più stringenti?

 

tratto da:

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